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Il matematico della macchinetta: sistemi, ritardatari e soldi persi al gioco

Sistemi sulle partite, numeri ritardatari e giocate per recuperare le perdite: facciamo i conti su quanto può costare giocare ogni settimana.

Esiste un luogo all’interno di ogni azienda, fabbrica o ufficio pubblico in cui le leggi della statistica vengono periodicamente riscritte tra un espresso e una merendina: la macchinetta del caffè.

È qui che prende vita una delle figure più affascinanti del panorama economico italiano: il matematico della macchinetta.

Non si considera un giocatore d’azzardo e probabilmente si offenderebbe anche un po’ se qualcuno lo definisse così. Lui è convinto di ragionare, studiare statistiche, trovare schemi. Soprattutto, è convinto che da qualche parte esista una falla nel sistema e che, con abbastanza pazienza, sarà proprio lui a trovarla.

Il problema è che le sue formule infallibili hanno una curiosa caratteristica: funzionano benissimo finché non vengono giocate con soldi veri.

Il sistema infallibile sui pareggi

Uno dei grandi classici nasce con le scommesse sul calcio. Un gruppo di colleghi si riunisce durante la pausa con quote, partite e statistiche davanti. Prima o poi qualcuno ha l’illuminazione.

“Ragazzi, sentite questa: prendiamo cinque pareggi di Serie B e facciamo un sistema. Così possiamo permetterci anche uno o due errori.”

Detta in questo modo sembra quasi ragionevole. Non bisogna più indovinare tutto e il sistema genera diverse combinazioni, alcune delle quali possono risultare vincenti anche se uno dei pronostici è sbagliato.

Quello che spesso passa in secondo piano è che le combinazioni aggiuntive non sono gratuite. Più combinazioni vengono giocate, maggiore è il costo complessivo della schedina. Il sistema può modificare il rapporto tra rischio, possibile vincita e costo della giocata, ma non trasforma una scommessa in un investimento sicuro.

La prima settimana si parte con 10 euro a testa. Il sistema perde. La settimana successiva si riprova perché, in fondo, due partite erano state prese e una terza è saltata soltanto per quel maledetto gol al novantesimo.

È proprio quel gol al novantesimo a diventare importantissimo. Nessuno ricorda con altrettanta precisione le partite sbagliate completamente, mentre quella sfumata per pochi minuti rimane impressa per tutta la settimana.

“Ci siamo quasi.”

E dal “ci siamo quasi” al mettere qualche euro in più il passo può diventare molto breve.

Quando 10 euro diventano 20, poi 50

Qui entra in scena una delle convinzioni più pericolose: quella del colpaccio imminente. Dopo diverse schedine perse, invece di diminuire la cifra o smettere, può nascere l’idea opposta. Se prima o poi arriverà la combinazione giusta, tanto vale aumentare la puntata per recuperare quello che è stato perso.

Così i 10 euro diventano 20, poi magari 30 o 50. Non necessariamente ogni settimana e non per tutti, naturalmente, ma il meccanismo mentale è sempre lo stesso: la perdita precedente diventa una ragione per giocare ancora.

Il lunedì mattina, intanto, alla macchinetta si ricomincia. Si parla dell’arbitro, del rigore sbagliato, del gol al novantesimo e della squadra che “proprio questa settimana doveva pareggiare”. Poi la conversazione passa agli stipendi che non bastano, all’inflazione e al costo della vita.

Tutte questioni reali, per carità. Ma se nel frattempo lasciamo 30 o 50 euro ogni settimana nelle scommesse, forse vale la pena mettere anche quella cifra dentro al bilancio familiare.

Il collega più anziano e il numero ritardatario

Se le scommesse calcistiche sono il terreno preferito di molti giocatori più giovani, alla macchinetta esiste anche una scuola di pensiero più tradizionale: il Lotto statistico.

Qui non servono formazioni, infortuni o statistiche sui gol. Basta un numero che non esce da molto tempo.

Il ragionamento è semplice e, proprio per questo, estremamente convincente:

“Il 53 non esce da una vita. Prima o poi dovrà uscire.”

Fin qui non ci sarebbe neppure molto da obiettare: naturalmente prima o poi il 53 potrà essere estratto. Il problema arriva con la frase successiva:

“Quindi adesso ha più probabilità di uscire.”

No.

Se parliamo dell’estrazione di un determinato numero su una singola ruota del Lotto, vengono estratti 5 numeri su 90. La probabilità che il nostro numero sia tra quei cinque è quindi 5 su 90, cioè 1 su 18.

Se quel numero è uscito nell’estrazione precedente, la probabilità alla successiva rimane 1 su 18. Se manca da dieci estrazioni, rimane 1 su 18. Se il ritardo diventa eccezionale, la singola estrazione successiva non acquisisce memoria di quelle precedenti.

È proprio questo il punto che il nostro matematico della macchinetta fatica ad accettare: un evento casuale non sa quanto tempo è passato dall’ultima volta che si è verificato.

Le probabilità ufficiali pubblicate dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli confermano che, giocando un solo numero come estratto su una singola ruota, la probabilità di vincita è una su 18.

Fonte: Agenzia delle Dogane e dei Monopoli – probabilità di vincita del Lotto.

Il problema comincia quando bisogna recuperare

Giocare qualche euro ogni tanto per divertirsi è una cosa. Il problema cambia completamente quando la giocata precedente condiziona quella successiva.

Immaginiamo di aver puntato 10 euro su un numero e di averli persi. La volta successiva ne mettiamo 20 perché vogliamo recuperare. Se perdiamo ancora, la tentazione può essere quella di aumentare nuovamente.

A quel punto non stiamo più decidendo quanto siamo disposti a spendere per giocare. Stiamo lasciando che siano le perdite precedenti a decidere quanto spenderemo in futuro.

Ed è un meccanismo che può diventare molto costoso, perché non esiste alcuna legge matematica che obblighi il numero a uscire proprio quando abbiamo aumentato la puntata.

Far di Conto: quanto costa davvero “qualche giocata”?

Qui arriviamo alla parte che alla macchinetta del caffè interessa generalmente meno: il totale.

Prendiamo una persona che spende mediamente 50 euro alla settimana tra schedine, Lotto e altre giocate. Cinquanta euro presi singolarmente possono sembrare una cifra gestibile, soprattutto se distribuita in diverse giocate.

Ma 50 euro alla settimana significano:

  • circa 217 euro al mese;
  • 2.600 euro in un anno;
  • 5.200 euro in due anni;
  • 13.000 euro in cinque anni;
  • 26.000 euro in dieci anni.

E qui non abbiamo ipotizzato alcun rendimento alternativo, nessun investimento e nessun interesse composto. Sono semplicemente 50 euro moltiplicati per 52 settimane e per il numero di anni.

Naturalmente qualche giocata potrà risultare vincente. Per conoscere la perdita netta reale bisognerebbe quindi registrare sia tutti i soldi giocati sia tutte le vincite incassate. Ed è proprio questo il conto che quasi nessuno fa quando ricorda perfettamente la schedina da 400 euro vinta tre anni fa, ma molto meno chiaramente le decine di schedine perse prima e dopo.

Tre errori che il matematico della macchinetta continua a fare

1. Confondere la fortuna con un metodo

Una vincita è una sensazione potentissima. Se dopo molte schedine perse arriva quella giusta, è facile pensare di aver finalmente capito come funziona il gioco.

Il problema è che una singola vincita non dimostra l’esistenza di un sistema. Per sapere se stiamo realmente guadagnando dovremmo fare una cosa molto meno emozionante: registrare tutte le puntate e sottrarle a tutte le vincite, possibilmente per un periodo abbastanza lungo.

Ricordare soltanto le volte in cui abbiamo avuto ragione è un ottimo sistema per sentirsi bravi. È un pessimo sistema per tenere i conti.

2. Pensare che una perdita renda più vicina la vincita

Il gol al novantesimo non rende più probabile la schedina della settimana successiva. Un numero che non viene estratto da molto tempo non sa di essere “in ritardo”. E aver perso 100 euro non obbliga il gioco a restituirceli.

Eppure psicologicamente è facilissimo ragionare al contrario: più abbiamo perso, più sentiamo di essere vicini al momento in cui finalmente recupereremo tutto.

La matematica, purtroppo, non tiene il conto di quanto ci sentiamo sfortunati.

3. Guardare la singola giocata invece dell’anno intero

Questo forse è l’errore più interessante per Far di Conto. Cinque euro sembrano cinque euro. Venti euro sembrano venti euro. Cinquanta euro alla settimana sembrano ancora cinquanta euro.

Solo quando moltiplichiamo quella cifra per 52 settimane scopriamo quanto quella piccola abitudine pesa realmente sul nostro reddito.

È lo stesso principio che vale per tante altre spese ricorrenti: il problema non è necessariamente il singolo acquisto, ma la sua frequenza.

La vera matematica della macchinetta del caffè

Il punto di questa storia non è sostenere che chiunque giochi una schedina sia destinato alla rovina. Spendere consapevolmente qualche euro per divertirsi è molto diverso dal considerare il gioco un sistema per integrare lo stipendio o, peggio ancora, un modo per recuperare denaro già perso.

Il matematico della macchinetta diventa interessante proprio quando smette di considerare il gioco un divertimento e comincia a trattarlo come un progetto finanziario.

Studia ritardi, quote e combinazioni, discute per ore della partita perfetta e ricorda schedine sfumate per un solo risultato. Ma c’è una statistica molto più semplice che spesso non conosce: quanto ha giocato complessivamente negli ultimi dodici mesi e quanto ha realmente incassato.

Per scoprirlo non servono algoritmi, foglietti pieni di numeri o formule segrete. Bastano due colonne: soldi usciti e soldi entrati.

E forse è proprio questo il calcolo più difficile da fare davanti alla macchinetta del caffè.