Calcolo NASpI 2026: importo, durata e riduzione
Calcola la NASpI 2026 in un unico strumento: importo mensile, durata, riduzione nel tempo e totale spettante. Puoi anche stimare il netto e simulare cosa succede con un nuovo lavoro o con la NASpI anticipata.
I tuoi dati
Quanto hai lavorato negli ultimi 4 anni?
Il tuo stipendio è cambiato?
Conosci i dati previdenziali? Fai un calcolo più preciso
La tua NASpI stimata
NASpI mese per mese
| Mese | Riduzione | NASpI lorda stimata |
|---|
Cos’è la NASpI e a chi spetta?
La NASpI è l’indennità di disoccupazione destinata principalmente ai lavoratori dipendenti che perdono involontariamente il lavoro e possiedono i requisiti previsti.
Il caso più comune è il licenziamento, ma la prestazione può spettare anche in altre situazioni previste dalla normativa. Non tutte le cessazioni del rapporto di lavoro, però, danno automaticamente diritto alla NASpI.
Se mi dimetto posso prendere la NASpI?
In generale, le dimissioni volontarie non danno diritto alla NASpI. Esistono però alcune eccezioni, come determinate ipotesi di dimissioni per giusta causa e altri casi espressamente previsti.
Prima di lasciare volontariamente il proprio lavoro è quindi importante verificare la propria situazione: il semplice fatto di rimanere senza occupazione non è sufficiente per ottenere l’indennità.
NASpI e accordo di uscita dall’azienda
Quando un’azienda propone un’uscita incentivata, è frequente chiedersi se sia possibile ricevere anche la NASpI. La risposta dipende soprattutto da come viene formalizzata la cessazione del rapporto di lavoro.
Un incentivo economico e il diritto alla disoccupazione sono infatti due questioni differenti. Prima di accettare un accordo conviene quindi verificare esattamente quale causale di cessazione verrà utilizzata e se questa consente l’accesso alla NASpI.
Buonuscita, TFR e NASpI sono cose diverse
Quando si lascia un’azienda si possono ricevere somme con natura completamente diversa.
Il TFR è quanto maturato durante il rapporto di lavoro. L’eventuale incentivo all’esodo è invece una somma concordata per favorire la cessazione del rapporto. La NASpI, infine, è una prestazione previdenziale erogata dall’INPS quando ne ricorrono i requisiti.
Per questo è utile considerarli separatamente, anche quando si vuole capire quanti soldi si avranno complessivamente a disposizione dopo l’uscita dall’azienda.
Quando bisogna presentare la domanda?
La NASpI non viene riconosciuta automaticamente: è necessario presentare domanda all’INPS entro i termini previsti.
Il momento in cui viene inviata la richiesta può incidere anche sulla decorrenza della prestazione. Dopo la cessazione del rapporto è quindi meglio occuparsene rapidamente, invece di aspettare diverse settimane.
NASpI e nuovo lavoro
Trovare un nuovo lavoro mentre si percepisce la NASpI non significa necessariamente perdere sempre e immediatamente l’indennità.
Le conseguenze dipendono dal tipo di attività, dalla durata del nuovo rapporto, dal reddito e dalle condizioni previste dalla normativa. In alcune situazioni la prestazione può essere sospesa o ridotta; in altre può cessare.
È particolarmente importante rispettare gli eventuali obblighi di comunicazione all’INPS, perché il mancato adempimento può avere conseguenze sulla prestazione.
A cosa serve la NASpI anticipata?
Chi decide di utilizzare il periodo di disoccupazione per avviare un’attività può, nei casi previsti, richiedere l’anticipazione della NASpI residua.
È una possibilità pensata soprattutto per favorire l’autoimprenditorialità e il lavoro autonomo. Non è quindi un sistema per chiedere semplicemente in anticipo tutte le mensilità senza una specifica finalità prevista dalla legge.
Il calcolo online è uguale a quello dell’INPS?
Un calcolatore può fornire una buona stima partendo dai dati inseriti, ma la posizione contributiva reale può contenere elementi che un semplice strumento online non conosce.
Per sapere quanto verrà effettivamente riconosciuto fanno quindi fede i dati presenti negli archivi previdenziali e il calcolo effettuato dall’INPS.
Importante: prima di firmare dimissioni, accordi di uscita o incentivi all’esodo è opportuno verificare che la modalità di cessazione scelta non comprometta il diritto alla NASpI. In caso di dubbio, è consigliabile controllare la propria situazione con INPS, patronato o consulente del lavoro.